Investimenti alternativi nel mercato immobiliare, su cosa puntare

Interessanti investimenti immobiliari alternativi si stanno registrando nel mercato immobiliare. Il mondo del mattone, infatti, negli ultimi anni, sta creando sbocchi alternativi alle asset class immobiliari tradizionali. Nuovi sub-settori sui quali vanno aumentando gli interessi dei fondi istituzionali. La riprova è che essi vi indirizzano quote sempre crescenti dei loro capitali gestiti.

Detta in soldoni, questi nuovi sbocchi aprono la strada verso interessanti investimenti alternativi nel mercato immobiliare. Procediamo con ordine.

Il concetto di “alternativi”

Il punto da cui partire riguarda appunto il termine “alternativi”. Con esso ci si riferisce a quei sotto-settori del real estate che non siano il comparto retail, degli uffici, della logistica e dell’alberghiero. Questi, infatti, sono i quattro comparti notoriamente noti come maturi e sviluppati.

Al di fuori di essi, sta emergendo un micro cosmo di nuovi segmenti. Ora, potrebbe costituire un’opportunità d’investimento anche per il risparmiatore più evoluto. Ma solo dopo un’attenta analisi ed uno studio mirato. Qui, il vantaggio sarebbe in gran parte legato alla possibile opportunità di diversificare il proprio portafoglio.

I tre grandi temi alternativi nel mercato immobiliare

Tra le asset class alternative, tre sono quelle che oggi riscuotono il maggior successo tra gli investitori, retail e professionali. Tra esse troviamo l’accomodation per gli studenti, le strutture dedicate alla terza età, gli immobili legati all’healthcare.

Si tratta di tre sub-segmenti molto diversi tra loro e che richiedono una conoscenza attenta delle loro dinamiche interne. Il loro appeal è in larga parte legato al forte ritardo che il nostro Paese sconta su questi fronti rispetto ai competitors stranieri.

Un esempio per tutti: l’Italia registra il record di studenti universitari che vive in casa con i genitori, circa il 75%. Altrove, invece, le situazioni sono  rovesciate: in Olanda solo il 40% vive con i genitori. Per non parlare della Finlandia, l’estremo opposto, dove solo il 5% degli universitari non vive fuori casa.

Si tratta, dunque, di potenzialità tutte da tirare fuori. Anche se, va sottolineato, questo mercato potrebbe avere più probabilità di exploit solo nelle città a reale vocazione universitaria. Tradotto, è un trend a macchia di leopardo. Idem per gli altri due segmenti di mercato alternativi (senior living e sanitario).

Altre nicchie di mercato insolite

Sempre restando nel solco degli interessanti investimenti alternativi nel mercato immobiliare, ne citiamo infine alcune insolite.

Guardando ad alcune dinamiche nazionali, il Covid ha spinto, negli ultimi mesi, la domanda di case in campagna. Difatti, è aumentata del 29% ,rispetto al periodo pre-Covid, la richiesta di rustici e casali, più o meno distanti dai grandi centri abitati. Spesso si tratta di  borghi collegati alle città di provincia, dove si coniuga alta qualità della vita e distanziamento sociale.

Volgendo lo sguardo all’Europa, invece, viene da citare il mercato alternativo degli asili nidi o dei cimiteri. Quest’ultimo, assente in Italia, è presente solo in aree dove il quadro normativo di riferimento lo consente. È il caso del Regno Unito, e i motivi sono legati sia agli usi e costumi di certe religioni, sia perché le norme lo consentono.

Ovviamente, neanche in questi casi si tratta di trend primari del mercato immobiliare, ma tradiscono, in controluce, un concetto importante. Anche nel mondo del mattone, la diversificazione di portafoglio è essenziale e determinante.

L’impatto dopo il Covid

Le misure di distanza imposte dal lockdown potranno rappresentare una nuova rinascita alla fine dell’emergenza sanitaria.

Si pensi ai Millennials, per loro natura flessibili e ia Centennials che guidano un processo di trasformazione di usi e costumi sociali e saranno soprattutto loro i fautori della trasformazione che favorisce, in ambito immobiliare, i segmenti innovativi alternativi quali lo Student Housing, lo Smart/Coworking, il Co-living e l’Hostelling.

Con lo Smartworking e il Coworking ci sono state forti ripercussioni in termini di occupancy, con un calo delle membership, con rallentamento dei contratti e azzeramento degli eventi.

In questo contesto i proprietari immobiliari hanno partecipato all’estensione dei contratti di locazione per preservare i clienti e offrire loro la facoltà di congelare i loro contratti e utilizzare gratuitamente tutti i servizi digitali del virtual office, attraverso applicazioni tecnologiche, software e piattaforme di e-learning e webinar. I gestori di Smart/Coworking saranno i soggetti abilitanti di questo cambiamento epocale.

La necessità di mantenere la distanza fisica anche durante la ripresa, porterà a una riformattazione temporanea degli spazi comuni. Vi sarà un’attenzione maniacale per i temi legati alla salute e alla sicurezza e lo smart working o coworking rappresenterà nel medio termine una reale opportunità per gli investitori immobiliari.

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